Campagne Nazionali

Siamo tutt* sierocoinvolt*” è il claim della nuova campagna di Arcigay che, con un video, lancia un doppio messaggio: un appello ad un’assunzione di responsabilità collettiva sulla riduzione dell’epidemia e dello stigma verso le persone con HIV, ma anche un messaggio informativo sul fatto che oggi una persona con HIV in terapia con carica virale non rilevabile non trasmette il virus.

Siamo tutt* “sierocoinvolt*” significa che ha sempre meno senso, se mai lo ha avuto, dividere il mondo in sieropositivi (persone che vivono con HIV) e sieronegativi (persone che non hanno l’HIV), perché tutti hanno avuto, consapevoli o meno, e a vari livelli di prossimità, esperienza dell’HIV nella realtà degli incontri della propria vita o nell’immaginario delle proprie paure.

La vera differenza oggi la fa proprio quell’assunzione di responsabilità collettiva, condivisa, di comunità, per cui si dice un secco no “al muro avvelenato del silenzio, della paura e del rifiuto” e si fa tesoro di tutti quegli strumenti di prevenzione che oggi ci sono e consentono di “godersi la vita e il sesso”. Anche con l’HIV, per evitare nuove infezioni.

Perché la campagna ribadisce anche un altro concetto che Arcigay veicola da tempo: una persona che vive con HIV e che segue una terapia efficace stabile, con carica virale non rilevabile, non trasmette il virus. Questo aspetto diventa non solo uno strumento di prevenzione contro la diffusione dell’HIV, ma anche un potente strumento di liberazione dalla paura. Paura di infettare (per le persone con HIV) o di infezione (per chi incontra persone con HIV). Nel video della campagna questo concetto lo ribadiscono, assumendosi quella responsabilità collettiva auspicata,

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L’AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE NON SI TOCCA

La prima campagna realizzata da Arcigay per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre)

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Arcigay lancia la campagna “NESSUN CONTROLLO SUL MIO CORPO. L’AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE NON SI TOCCA”

Sei istantanee, sei polaroid, per fotografare la violenza più subdola, quella che limita l’autodeterminazione e la libertà delle donne sul proprio corpo, sul proprio orientamento sesso-affettivo, sulla propria identità di genere e sulle proprie scelte di vita.

La campagna “NESSUN CONTROLLO SUL MIO CORPO” rimette al centro il corpo delle donne: un corpo liberato, non performante e non conforme, che chiede di occupare uno spazio pubblico e politico.

I corpi della campagna “NESSUN CONTROLLO SUL MIO CORPO” sono corpi “senza volti” perché la violenza sulle donne lesbiche, bisex, trans*, intersex e sulle donne che decidono di portare una gravidanza per altri/altre così come la violenza che colpisce tutte le altre donne, non guarda in faccia nessuna, calpestando i diritti di tutte.

La violenza di cui  si parla nella campagna non è solo la violenza fisica e psicologica, ma è anche la violenza che nasce da un sistema patriarcale e di oppressione alimentato da stereotipi e pregiudizi, basato sulla cultura dell’odio e del giudizio, rinforzata da una rappresentazione binaria della società. La violenza che si esprime attraverso un linguaggio sessista, non inclusivo, non rispettoso e per questo violento, che ammantandosi di paternalismo e di falsi moralismi, produce marginalizzazione e isolamento.

A questa violenza le donne protagoniste della campagna non si arrendono. In tutte le istantanee – anche in quelle

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Arcigay promuove #VOTOARCOBALENO: in occasione delle elezioni politiche 2018, è stata realizzata la piattaforma VotoArcobaleno, chiedendo ad ogni candidato e candidata di esprimersi in merito a cinque punti fondamentali per il benessere non solo della nostra comunità, ma della società tutta.

I punti del nostro programma sono:

1 – Matrimonio per tutt*

L’estensione dell’istituto del matrimonio civile a tutte le coppie, omosessuali e eterosessuali, così come accade in moltissimi Paesi nel mondo, superando l’idea discriminatoria di un istituto ad hoc per le coppie formate da persone dello stesso sesso.

2 – Adozioni per single e coppie dello stesso sesso

La riforma della legge 184 del 1983 sulle adozioni, affinché, tenendo al centro l’interesse primario del minore, sia resa possibile l’adozione per i single e le coppie formate da persone dello stesso sesso.

3 – Legge di contrasto e prevenzione delle violenze e dell’odio omotransfobico

Dopo il naufragio del tentativo di riforma della legge Mancino, è necessario riaprire una discussione finalizzata a produrre un’iniziativa legislativa che definisca un’aggravante per i crimini che hanno origine nell’omofobia, nella lesbofobia, nella bifobia e nella transfobia, e che metta in campo azioni strutturali di contrasto e di prevenzione soprattutto in ambito educativo.

4 – Accesso alla fecondazione eterologa per tutte le donne

La riforma della legge 40 del 2004 al fine di garantire l’accesso alla fecondazione eterologa a tutte le donne, anche omosessuali e single, con riconoscimento della genitorialità alla nascita e risoluzione delle problematiche di riconoscimento del rapporto genitori figli per le famiglie omogenitoriali già esistenti.

5 – Verso la depatologizzazione delle persone trans

Un’iniziativa legislativa volta al recepimento della depatologizzazione della condizione trans in ogni

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L’11 ottobre è la giornata nazionale dedicata al Coming Out, un’occasione in cui celebrare le identità di tutti e tutte. Quest’anno cerchiamo di festeggiarlo in un modo diverso, avvicinandoci alla quotidianità di ogni singola persona e provando a metterci nei panni di ciascun*.
Il Coming Out infatti è un momento delicato sia a livello relazionale che personale, e soprattutto si ripropone continuamente in diverse situazioni: a casa, nel contesto famigliare allargato (parenti e nonne e nonni, etc.), a scuola, nella propria compagnia di amici, nello sport, in palestra.

Ecco perché la campagna #HoQualcosaDaDirvi non si limita a descrivere un unico episodio di esternazione, ma racconta con delicatezza la stessa esternazione ma fatta in contesti differenti.

Come funziona la campagna #HoQualcosaDaDirvi?

Noi abbiamo immaginato e concretizzato attraverso video, manifesti, volantini, cartoline social il coming out a casa, quello a scuola, con gli amici, e nel corso di attività sportive. Sui manifesti c’è un QRcode che qualunque passante può riprendere con il proprio smartphone e avere accesso immediato all’intera galleria video.

Come si può partecipare attivamente?

Chiunque abbia voglia può girare un video da pubblicare sui social, con l’hashtag #HoQualcosaDaDirvi, nel quale fare il proprio coming out, oppure raccontare la sua esperienza, o immaginare come vorrebbe che fosse, o ancora suggerire un’altra categoria di situazioni in cui comunicare la propria identità sessuale o il proprio orientamento è tanto importante quanto delicato. Il coming out in questa campagna è inteso sia come rivelazione del proprio orientamento o identitá sessuale, che come esternazione di un qualcosa rimasto nell’ombra per troppo tempo, che se comunicato ci regala un senso di liberazione.

Senza paure, senza timori, nell’ombra facciamoci stare

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196 le storie monitorate durante gli ultimi 12 mesi. Al via la campagna #maqualegender che tenta di smontare le bufale dei movimenti no-gender

17 maggio 2017 – Nei dodici mesi trascorsi tra il 17 maggio 2016 e oggi,  sono 196 le storie di omotransfobia censite da Arcigay attraverso il monitoraggio dei mass media, e descritte nel report che ogni anno, in occasione della Giornata internazionale contro l’omotransfobia, Arcigay licenzia. “Un numero quasi doppio rispetto a quello dello scorso anno e che merita una riflessione e la ricerca delle opportune chiavi di lettura”, dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Innanzitutto, il report è stato stilato monitorando i quotidiani e i periodici locali e nazionali e i principali siti web di informazione: le storie che riporta sono quindi quelle che hanno superato il filtro della notiziabilità, cioè che sono state innanzitutto denunciate e in secondo luogo ritenute di pubblico interesse dagli operatori dell’informazione. Non si tratta quindi di un censimento esaustivo del fenomeno, semmai di una fotografia che all’interno del fenomeno complessivo dell’omotransfobia pemette di distinguere i contesti e le forme in cui si verifica. E’ insomma un report qualitativo, che entra nel merito del racconto dei fatti e cerca di individuare tratti comuni e tendenze.
 
Proprio per questo il report è stato suddiviso in 6 sezioni: la prima è dedicata all’omofobia istituzionale e ai movimenti omofobi, cioè a tutti i casi in cui parole e azioni d’odio hanno come responsabile un rappresentante istituzionale, luoghi istituzionali, o realtà che tentano di confezionare il discorso d’odio in contenitori “autorevoli” (convegni ad esempio), affinché sia assunto come
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Le Mine Vaganti
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